Marginal Fishing con Drennan, Bait Tech e Milo PESCA AL COLPO

Marco Frigerio, Drennan, Milo e Bait-Tech presentano il Marginal Fishing


MARGINAL FISHING CON MARCO FRIGERIO E BAIT-TECH

Marginal Fishing. Un termine che a qualcuno non sarà nuovo e ad altri farà pensare a qualcosa di legato al carpfishing. In effetti è in questo ambito che nasce questa particolare tecnica ed indica la pesca nell’immediato sottoriva, che spesso per il carpfishing significa a lato della propria postazione vicino alla sponda, con l’esca che a volte è quasi fuori dall’acqua. Il Marginal Fishing però si può adottare ed adattare anche per la pesca a feeder e la pesca al colpo. In questo caso ci siamo concentrati sulla seconda opzione, con l’aiuto dell’amico Marco Frigerio che ormai è un habituèe delle nostre pagine e con il quale andiamo spesso alla scoperta dei prodotti dell’universo Milo ovvero Bait-Tech e Drennan, oltre allo stesso marchio milanese. Inutile ripetere che Marco è titolare del negozio di pesca a conduzione familiare situato a Cesano Maderno.

Considerato che il Marginal Fishing si effettua nel sottoriva, si potrebbe pensare che si tratti della pesca con le spondine, le mini roubaisienne che nel mercato estivo vanno letteralmente a ruba nei negozi di pesca. Invece no, non centra completamente nulla. Il Marginal Fishing si effettua in pieno stile british, ovvero in particolari laghi completamente naturali e non cementificati come tanti. Le sponde devono essere in erba, le rive presentare delle cannette o folta vegetazione e la profondità non eccessiva. Praticamente come avviene Oltremanica nelle fisheries. L’Italia non presenta delle strutture di questo tipo ad eccezione di uno stupendo impianto situato nella zona pavese e denominato La Mortizza che si sta facendo conoscere in questi mesi. Un lago che in passato era una vecchia lanca del Po, con una profondità non superiore ai 120 centimetri, popolato da carpe, carassi, amur e pesci gatto. Un lago ideale per questo tipo di pesca, motivo per cui abbiamo deciso di “sfruttarlo” per spiegare al meglio questa pesca. Il Marginal Fishing è una tecnica messa a punto circa una ventina di anni fa per sfruttare la tendenza del pesce, in questo caso le carpe, a cercare il cibo proprio a ridosso della sponda. Una tecnica che regala la maggior parte delle catture nei mesi estivi e durante le giornate di pioggia quando l’acqua che arriva dalla sponda può portare nel lago del nutrimento. Naturalmente col passare degli anni si è sempre più affinato sia come tecnica sia come utilizzo di esche ed attrezzatura. Attualmente gli inglesi rimangono dei grandi maestri e proprio da loro ci arrivano prodotti specifici per praticare anche qui in Italia questo tipo di ricerca del pesce che in realtà nei carpodromi è molto praticato, ma con una tecnica alquanto grezza fatta di corte canne in fenolico munite di grosso elastico e soprattutto con un grande dispendio di esche. In opposto l’english style prevede una roubaisienne fra i cinque e i tredici metri e un quantitativo ristretto, ma di alta qualità, di esche. Iniziamo con la canna che dovrà necessariamente avere una punta da carpa, munita di elastico, preferibilmente cavo, di diametro fra 1,5 e 2,6 mm allo scopo di gestire pesci che spaziano fra i pochi etti e i diversi chili. Altro elemento fondamentale per il Marginal è la punta con mini scodellino in modo da creare una zona molto ristretta dove far pascolare il pesce senza doverlo andare a cercare in uno spazio di oltre un metro quadrato. Pasturando con lo scodellino le esche si posizioneranno nel punto esatto di calata della lenza laddove il pesce le andrà a cercare. Non a caso Milo ha pensato di ispirarsi al modello inglese realizzando il mini scodellino da apporre sulla punta della canna, in gomma, denominato Rubby Tip che già abbiamo recensito qualche settimana fa.

Il Marginal Fishing si effettua prettamente con esche naturali: cagnotti morti, pinkerini, caster, mais, vermi tagliati, canapa. Un mix micidiale per le carpe, che può essere ulteriormente arricchito con l’aggiunta di qualche liquido attrattore di Bait-Tech. A ben vedere, questa tecnica non sarebbe molto differente dalla pesca a feeder visto che con l’utilizzo dello scodellino si crea una continua area pasturata. Proprio i prodotti Bait-Tech sono stati i protagonisti della sessione di pesca a La Mortizza per questa tecnica in pieno stile british. In particolare abbiamo visto alla prova il mais e la canapa dell’azienda inglese il cui volto in Italia è Andy Neal: Super Sweetcorn e Super Seed Particle mix. Il primo è il classico mais che è stato realizzato in quattro diverse aromatizzazioni: Tutti Frutti, Fragola, Scopex e Naturale. Quest’ultima è stata la scelta per la pescata in questione. Oltre a ciò Marco ha aperto anche una scatola da 300 grammi (come quelle di mais) di canapa che risulta fondamentale per l’alimentazione di carpe e carassi, oltre che delle breme.

Veniamo alla lenza, montata sull’inseparabile Incredible Milo di Marco. Dovendo pescare nell’immediato sottoriva, la lenza sarà il più leggera possibile munita di un galleggiante da 0,05 a 0,2 grammi. Uno dei migliori in assoluto sono i Margin Cristal e i Crystal Dibber di Drennan nelle versioni con filo passate o con anellino esterno. Si tratta di piccolissimi galleggianti trasparenti, invisibili al pesce, muniti di una testina molto ben visibile, rossa, gialla o arancio, che ben contrasta con l’ombra del sottoriva. La lenza, manco a dirlo, sarà composta da un singolo piombino posto ad una decina di centimetri dall’amo. Due le scuole di pensiero inglesi che vogliono la prima col piombino rigorosamente appena appoggiato, insieme al finale e l’altra con la lenza tutta in verticale in modo da percepire immediatamente l’abboccata. Sostanzialmente il tutto è legato alla profondità che andremo a trovare nel sottoriva. Non tutti i laghi presentano una profondità elevata, soprattutto quando la riva è di tipo naturale, con erba per intenderci, la preferita dalle carpe e dalle amur che amano questi ambienti dove brucare i filamenti d’erba che si appoggiano sull’acqua. Per ultimo l’amo, non eccessivamente grosso, fra il 18 e il 14, rigorosamente senza ardiglione. In alcuni casi è preferibile utilizzare un modello con filo molto robusto, vedi i Wide Gape sempre di Drennan che assicurano un’ottima tenuta anche con pesci oltre i cinque chili, legati con monofili in fluorcarbon fra lo 012 e lo 019 mm.

Ma come si pratica nella realtà il Marginal. Abbiamo detto che il lago da preferire è quello con sponde naturali dove è presente molta vegetazione in prossimità dell’acqua. E’ opportuno trovare una postazione che si sporga di almeno un metro in acqua, in modo che si possa sfruttare le zone laterali. Se avete visto i video inglesi, questi si posizionano su delle pedane che sporgono in acqua. In questo modo è molto più semplice poter pescare lateralmente. Dopo aver effettuato una buona e precisa pasturazione si inizia con la pescata. L’area di pesca deve essere entro il metro di distanza da riva, possibilmente vicino alla vegetazione che possono essere cannette o arbusti che entrano in acqua. Il pesce nel periodo caldo ha l’abitudine a stazionare in queste zone perché può trovare sia riparo, sia del nutrimento. Nel momento in cui si attacca la carpa o l’amur, bisogna essere molto veloci a cercare di portare via dall’area interessata il pesce sia per cercare di non disturbare troppo la zona, sia per evitare che il pesce vada a rifugiarsi nella vegetazione rendendo difficoltoso il recupero.

Il Marginal Fishing è una pesca diversa dalla classica pesca in carpodromo che si potrebbe svolgere anche in ambiente libero, come nei laghi briantei che presentano delle condizioni simili. Divertente sotto certi aspetti, che non richiede nemmeno una grandissima attrezzatura a parte qualche galleggiante particolare e le micro coppette di casa Milo che si rivelano indispensabili.

Tutti i prodotti citati in questo articolo li potete trovare da Frigerio Pesca in Via Garibaldi 128 a Cesano Maderno