Pesca in Tevere - Pesca a Castel Sant'Angelo Lazio

Pesca in Tevere – Feeder a Castel Sant’Angelo


PESCA IN TEVERE – CASTEL SANT’ANGELO

Ottimo itinerario per la pesca in Tevere, in particolare per il Feeder. Il tratto urbano in questione si trova a pochi metri dal Mausoleo di Adriano. Uno spot che ci garantisce tanto pesce di tutte le taglie. In alcuni punti c’è ombra al mattino nella bella stagione. In più, la splendida cornice di Castel Sant’Angelo poco più a valle.




La pesca in Tevere si può praticare anche altre tecniche, ma il feeder è sicuramente la più comoda. I motivi sono subito spiegati. Il fatto di dover scendere a piedi e la corrente sostenuta rendono il ledgering una delle armi migliori per affrontare il fiume in questo punto.

Prima di concentrarci sulla pesca iniziamo con un breve accenno al passato del luogo. Storicamente il mausoleo ha preso il suo nome attuale nell’anno 590.  In quell’anno Roma era afflitta da una grave pestilenza. Per allontanarla venne organizzata una solenne processione penitenziale alla quale prese parte l’allora papa Gregorio I. Quando la processione giunse in prossimità appunto della Mole Adriana, il papa ebbe la visione dell’ arcangelo Michele che rinfoderava la sua spada. Una visione interpretata come un segno dell’imminente fine dell’epidemia, cosa che effettivamente avvenne.

Da allora i romani cominciarono a chiamare col nome di  Castel S. Angelo l’antica Mole Adriana. A ricordo del prodigio, nel XIII secolo fù posto sullo spalto più alto del Castello un angelo in atto appunto di rinfoderare la spada.

Ma torniamo alla pesca in Tevere. Come nella maggior parte dei posti del Tevere cittadino dove mi reco, per evitare problemi preferisco parcheggiare sul Lungotevere. In specifico il lungotevere Tor di Nona. Se ci andate, fate attenzione alle strisce blu nei giorni infrasettimanali. Arrivando per forza di cose molto presto, data la location, per poi scendere a piedi.

Poca l’attrezzatura da avere con sè per i problemi sopractati. Una poltroncina, feeder arm, eventualmente ombrellone ed ovviamente le canne. Senza troppa fatica saremo sulla sponda. Si scende dalle scalette a valle di ponte Umberto I in sponda sinistra (la sponda opposta al palazzo di giustizia per i romani “er palazzaccio“) poiché il posto cui si riferiscono le foto è in realtà più vicino a ponte Umberto I che a ponte sant’Angelo.

Una volta giù percorsi pochi metri saremo in zona buona. Qui ho avuto modo di notare che gli alberi sul Lungotevere offrono ombra per tutta la mattina. Un fatto da non trascurare nei giorni di caldo. Poltrona o panchetto sono praticamente indispensabili. La sponda presenta i Sanpietrini che impediscono di piantare i picchetti.

Una volta montata l’attrezzatura è opportuno occuparsi di pasturazione ed inneschi. Tra questi il bigattino, che dovrà essere incollato in buona quantità perchè il pesce risponde subito bene a questa forma di pasturazione. Anche se pesco con il pasturatore, tendo ad aggiungere anche della ghiaia e qualche chicco di mais.

Ad attenderci ci sono barbi, cavedani e carpe. Non mancano poi gli onnipresenti carassi, le breme ed i gardon. In più da fine aprile, inizio maggio può capitare di avere sotto diversi esemplari di cefalo. Un pesce che nel Tevere tende a perdere la propria proverbiale diffidenza, lasciandosi tradire da lenze che mai si userebbero in mare.

Per intenderci, in questo tratto pesco con 0.25 mm sul mulinello e finali tra 018 e 022 mm. Per la cronaca il mulinello che utilizzo è una taglia 4000, ma con bobina molto larga. La  minutaglia, composta perlopiù da orde di piccoli barbi, nella buona stagione ci obbliga ad inneschi generosi e nei momenti di maggiore attività del pesciolame magari converrà prendere in considerazione anche l’uso della maggot clip, ottima soluzione per barbo e carpa.

L’utilizzo della pastura deve essere accoppiato alla presentazione dell’esca. Un innesco che deve essere per forza selettivo. Il motivo è da ricercarsi nell’altissima presenza di minutaglia in alcuni periodi che non da tregua. Anche se il pesce risponde bene sin da subito al solo bigattino, è chiaro che farcire il feeder anche di sfarinato ci aiuterà a preparare bene il fondo e ci porterà a tiro di canna più pesce.

Le esche selettive comunque generalmente funzionano abbastanza bene. Pellet da innesco da 11-14 mm, ma anche miniboiles. La pastura scegliamola fra quelle più leganti all’aroma di fishmeal. Deve essere una pastura legante, indirizzata al pesce di taglia. Il fiume a Castel Sant’Angelo, così come in tutto il tratto Urbano, presenta una forte corrente che a 25 metri richiede solitamente zavorre anche di 80 – 90 gr.

La mia fida 13 ft con casting da 110 grammi è la scelta giusta. Se si vuole provare più verso il centro, sarà necessaria una canna ancora più strong. A distanze maggiori si può catturare sempre qualche pesce anche nelle giornate più difficili. In particolare barbi. Sono quindi obbligatorie canne che lancino pasturatori da oltre cento grammi e con trenta centimetri in più di lunghezza. Nel caso si decida per una pesca a centro fiume, fare attenzione al passaggio dei battelli turistici. Il rischio di rompere il pasturatore durante il lancio è alto.

Il rischio è quello di scagliare sulla sponda opposta un pasturatore da oltre cento grammi, annesso di cagnotti, sui turisti che passeggiano sulla sponda opposta. Dunque, prudenza. Inoltre non è infrequente anche il passaggio di qualche canoa verso la sponda opposta.

In ogni caso occorre cercare di non perdere mai di vista la vetta della canna. Questa deve essere sempre posizionata  verso valle, tenendola abbastanza alta per sottrarre lenza alla spinta del biondo Fiume Romano. Occorrerà formare anche un po’ di pancia, pescando con il metodo Bow. Si sbracciano 6 o 7 metri di lenza a seguito del lancio dopo che la vetta si sarà rilasciata, perché il feeder ha raggiunto il fondo.

In questo modo si evita che lo stesso rotoli fino a trovare il suo bilanciamento critico e la pancia di filo contribuirà ad assorbire in parte la spinta della corrente. Una soluzione che ci garantisce di poter pescare con qualche grammo di meno, il chè non guasta mai. La mangiata in questo caso sarà avvertita di solito con un improvviso rilascio della vetta. La starata è causata dal pesce che si sposta con la nostra lenza in bocca, incontrando la resistenza del piombo che verrà in quel momento spostato. In pratica il pesce si auto-ferra, il drop-back bite.

A questo evento occorre rispondere alzando subito la canna a favore di corrente e recuperare subito velocemente. Non dimentichiamoci che abbiamo fuori oltre sei metri di filo. Una volta recuperato tutto il filo si entrerà in contatto con il pesce.

Con un livello idrometrico ottimale, abbiamo l’acqua ad un metro e mezzo sotto la banchina od oltre. Il tutto dipende dal punto in cui si pesca. Come sempre per la pesca nel Tevere cittadino confrontare l’idrometro di Ripetta per verificare lo stato del Fiume :  http://www.idrografico.roma.it/.

Obbligatorio l’uso di un buon guadino che non fletta molto. Un guadino da carpa sarebbe la scelta migliore. Lunghezza minima quattro metri, con al capo terminale una testa di grosse dimensioni. Non da disdegnare anche un galleggiante per guadino che aiuta un po’ quando si è da soli alle prese con un grosso pesce. Mentre magari i turisti alle nostre spalle ci osservano incuriositi.

Nella sessione raccontata dalle immagini è capitato anche un bel barbo. Devo ammettere che i soldi spesi su un buon guadino si apprezzano poi in pesca. Ovviamente effettuare la fase di salpaggio in verticale. Attenzione in questo caso ai modelli ad innesto se abbiamo prede XXL.

Nel periodo estivo attenzione alle eventuali fioriture algali che rendono ancor più necessario un guadino lungo poiché il pesce deve essere guadinato prima che vi trivi l’estremo rifugio. Come detto, anche la sponda dalla quale si effettua l’azione è frequentata da gente che corre, turisti e romani che passeggiano. Prestare quindi molta attenzione nel lancio, controllando bene che non ci sia nessuno alle spalle.

C’è da dire poi che il fiume romano nella capitale è spesso scorbutico. Può capitare, anche controllando per giorni i livelli ed il meteo, di ritrovarsi al mattino sulla sponda e trovarlo più alto e più veloce di come lo si aspettava. Ciò determinato dalla diga di Castel Giubileo che è sita a monte della capitale. Ce ne accorgeremo perché il colore sarà ovviamente più velato, sul marrone e porterà detriti in sospensione. Spesso dopo qualche ora la situazione migliora, se il fiume non è gonfio per eccessive precipitazioni.

Generalmente la mattina il fiume spinge sempre un po’ di più e poi verso l’ora di pranzo ed il pomeriggio si sta in pesca meglio. Per quanto riguarda i pasturatori, i block end sono sicuramente la scelta più azzeccata. In particolare devono essere pasturatori da cagnotti a saponetta, con il piombo laterale che possa vincere la forza della corrente.

Come raccomando sempre, affidiamoci ad ami robusti per queste pesche e di dimensioni abbastanza generose. Se si decide di provare a maggot clip l’amo sarà “eyed” per forza di cose. Personalmente mi piace usare ami ad occhiello anche se innesco bigattini direttamente. Pescando a bigatti non mi faccio mai mancare qualche busta di E003 della Middy, misura 14  per le giornate difficili, inneschi più leggeri. Della misura 12 invece per inneschi più consistenti, che accoppio al “LO-VIZ” sempre di Middy nella misura 020.

Anche con questo set-up orientato verso il pesce di taglia non è infrequente rompere addirittura sulla mangiata. Occhi aperti e cerchiamo poi di non dare troppa lenza ai grossi che riescono a trovare il modo di intanarsi o girare dietro agli ostacoli. A tal proposito, come sempre scegliamo un montaggio fish-safe.

Per pescare nel tratto in questione occorre solo la licenza. Stando agli attuali regolamenti dal 15 Maggio a tutto Giugno nella provincia di  Roma vi è il divieto causa frega per i ciprinidi.

Conviene comunque informarsi sempre prima di recarsi a pesca e aver cura di rilasciare sempre con cura il pesce. Il Tevere romano seppur molto migliorato rispetto ai decenni scorsi è pur sempre un Fiume coi suoi  problemi di inquinamento dove almeno noi cerchiamo di avere un comportamento più che rispettoso del fiume e dei suoi abitanti. Ricordiamoci magari come sempre il materassino di slamatura per le prede più importanti che rilasceremo come detto  insieme a tutto il resto del pescato.